La riconciliazione con le proprie radici, una via per ritrovare se stessi e spiccare il volo.

Carissimi,

condivido con tutti voi una testimonianza piena di vita di una partecipante ai nostri gruppi di costellazioni.

Poche righe scritte proprio con il cuore. 

Buona lettura a tutti.

“Era una sera come tante altre, se non fosse stato per il lento scrosciare della pioggia primaverile. Ed è accaduto, quello che potrebbe definirsi un “dono dell’anima”. Ne avevo sentito parlare durante i seminari di costellazioni, letto in alcuni libri…

ma viverlo è stato tanto sorprendente quanto magico.

In un istante ho compreso quanto la mia anima avesse bisogno di “tempi morti”, di un tempo speso senza la finalità di raggiungere un obiettivo, ma solo il tempo per godere del panorama del tramonto, di una musica ascoltata per il solo piacere di lasciare scorrere le note dentro di me. Da quanto non mi concedevo un tale momento di inutilità? Ne avevo persa la memoria. Ero lì, seduta nel più totale bighellonare quando dalla profondità di me stessa è emersa la voce di mia madre: “stai perdendo tempo, come al solito… non combinerai mai niente se continui a stare lì senza fare nulla;”. Ecco, ho sorriso a questa voce, a questa madre che, ormai mancata da tanti anni, ancora si ostinava a farsi sentire con i suoi rimproveri… Poi è accaduto qualcos’altro di ancora più sorprendente: l’ho ringraziata. Si, grazie mamma perché ho raggiunto traguardi lavorativamente invidiabili, so cosa significano il sacrifico, l’abnegazione, il senso del dovere… e ora posso concedermi di esplorare anche l’altro lato della vita.

Posso concedermi uno spazio di nulla, vuoto di impegni e pieno di significati dell’anima.

Ecco, riflettevo che per la prima volta ho provato amore spontaneo e gratitudine per questa mia mamma così dura e severa, diagnosticata dagli psicologi cui mi ero rivolta in gioventù, come “anaffettiva, distante”. Nelle costellazioni ho poi conosciuto una madre completamente diversa, chiusa nei suoi inconfessabili dolori e segreti, bambina indifesa cresciuta troppo in fretta ed esposta alla vita senza protezioni. In alcune costellazioni l’ho abbracciata per la prima volta, mi sono persa per un istante tra le sue braccia, grata e piccola di fronte alla sua insondabile grandezza. Mia madre, la mia mamma, così poco conosciuta, eppure così viva in me. Mai avrei immaginato di poterla amare così tanto, di scoprire da adulta, quanto mi fosse mancata. Eppure è accaduto: nello spazio della costellazione, l’ho ritrovata.

La mia mamma.

Ieri le ho portato una rosa sulla tomba, e mi è parso mi sorridesse dalla fotografia. Si, la mia mamma. Grazie mamma, ora so di potermi godere il tempo del non fare, ascoltando la tua voce che mi rimprovera; ora so che hai fatto il meglio che hai potuto e il mio concedermi una pausa di nulla, mi rende il tuo più grande successo. Nulla è stato vano. Grazie Giovanna per avermi sempre accolta nei gruppi pur con le mie resistenze e bizze. Grazie a tutte le persone che, inconsapevolmente mi hanno restituito pezzi di storia familiare, e mi hanno permesso di ricostruire la vita dei miei antenati, completandola e arricchendola di eventi e persone esclusi.

Grazie per gli abbracci dati e ricevuti da tutti.

Ora sto bene, so di essere solo agli inizi dell’esplorazione di un altro modo di essere, che integrerò a quello che già ben conosco. E so che proseguirò anche con le costellazioni, mi fanno bene all’anima.”

#Mammaelavoro #Inclusione #Inclusionedonna #Donnaecarriera 



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