Essere rappresentante nelle costellazioni: domande e risposte.

E’ possibile che un rappresentante “ci metta del proprio” nel calarsi nei panni di qualcun altro?

E’ una riflessione fatta con la nascita delle costellazioni; da allora la risposta è rimasta la stessa … semplicemente è stata supportata ed avvalorata da un crescendo di conoscenze tratte anche dalla fisica quantistica, dai campi morfogenetici e soprattutto dalle condivisioni delle esperienze dei partecipanti ai gruppi. Ciascun rappresentante è PERFETTO per il ruolo che interpreta e, se vive risonanze con situazioni proprie, non può che gioirne: trova risposte alle proprie domande grazie a sistemi familiari altrui. Nel gruppo tutti sono al servizio di tutti: è l’ impagabile generosità  delle Costellazioni! Personalmente mi capita molto spesso di ricevere feedback di partecipanti che, ansiosi di mettere in scena la propria costellazione, dopo aver interpretato qualche ruolo , o anche solo dopo aver visto costellazioni di altri partecipanti, si sono “sentiti a posto”, acquietati nell’urgenza. Anche a me è capitato molto e molto volte. Ricordo uno dei primi seminari di  seminario di formazione a Perugia: ero stranamente in ritardo (di solito arrivavo in aula con largo anticipo!!!)  e desideravo mettere in scena una mia costellazione: ero proprio motivata e l’essere in ritardo mi creava un’ansia crescente. Entro in aula trafelatissima cercando un posto libero e, non faccio in tempo a sedermi che vengo scelta per interpretare un ruolo. Beh, a distanza di anni, ricordo ancora la sensazione di profondo appagamento provato al termine della costellazione, unitamente alla totale mancanza di comprensione razionale di ciò che avevo vissuto. L’ho compreso solo un bel un po’ di tempo dopo….

E’ possibile  “restare incastrati” in un ruolo?

Di norma, una volta conclusa la costellazione, il rappresentante si accorge subito se non è riuscito ad uscire dal ruolo. Con qualche accorgimento si agevola questo passo e, se resta ancora qualche disagio, un motivo potrebbe risiedere nel fatto che “qualcosa” della costellazione è entrato in profonda risonanza con se stesso, anche se non ne conosce le ragioni. Spesso si tratta proprio di situazioni che appartengono a circostanze familiari non conosciute, o ad avvenimenti accaduti anche molte generazioni prima. Accogliere queste risonanze, lasciarle agire dentro di sé, e porre adeguata attenzione ai movimenti che creano, è già di per sé un passo verso la soluzione.

Un esempio: un costellatore tedesco raccontava di aver avuto un dolore al collo dopo un ruolo interpretato in una costellazione. Si è amorevolmente preso cura di questo dolore, senza alcuna intenzione di “mandarlo via a tutti i costi” o capirne i motivi. Dopo un po’ il dolore è svanito senza sforzo.

Interpretare “ruoli difficili”:  un’opportunità per sviluppare empatia.

Parto dalla mia personale esperienza: ho interpretato ruoli di ogni tipo e tutti hanno contribuito ad ampliare i miei confini interiori riducendo sempre di più il giudizio verso persone e situazioni di norma condannate e disprezzate. Calarsi nei panni altrui è una rara opportunità per sviluppare empatia in un contesto protetto quale è quello della costellazione, e provare emozioni e sentimenti difficilmente sperimentabili in altro modo.



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