Investire su di sè: una risorsa per il gruppo

Ecco una breve storiella che evidenzia come la “rete” sia un sistema organizzativo alla base di tutti i sistemi viventi, come già aveva evidenziato G. Bateson (“Verso un’ecologia della mente”, 1972):

Lo stagno

Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva.

Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d’occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull’acqua. Presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica.

Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca. Non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano.

Sulla riva a pochi millimetri dall’acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l’acqua che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo.

Un moscerino invece stava annegando. Era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi. E l’acqua lo stava inghiottendo.

Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sull’estremità del ramo più lungo che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, sentì che era il momento giusto per compiere la consueta mossa che madre natura impone: si staccò e cadde nello stagno.

Si udì un “pluf!” sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti. Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell’acqua. Lo seguì il secondo, il terzo, il quarto…

L’insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio.

Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono.

Il primo cerchio sciabordò sulla riva  un fiotto d’acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere.

Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d’erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.

“Investire” su di sé

Come spesso accade nei momenti di crisi e transizione, la necessità di certezze e il bisogno di chiarezza e sicurezza diventano una richiesta quotidiana cui le aziende faticano a dare risposte e, parallelamente a queste necessità, si moltiplicano corsi di gestione dello stress, autostima, tecniche di valorizzazione e promozione di se stessi nel mondo professionale, richieste di percorsi di life e business coaching. Ciò dimostra concretamente che investire su se stessi in momenti di crisi, è una strategia largamente diffusa e condivisa, oltre che premiante.

Ri-centrarsi su se stessi aiuta a recuperare energie, mettere meglio a fuoco bisogni e risorse, smuovere la creatività e riscoprire talenti sopiti o mai coltivati.

Anche le Costellazioni Aziendali, sulla scia di queste esigenze, continuano ad avere un notevole incremento: ad oggi infatti, la tecnica delle Costellazioni Aziendali si è inserita negli atenei universitari, nei centri di terapia, negli Istituti Scientifici, viene utilizzata nel coaching, nella formazione esperienziale, nel problem solving e in tutte le situazioni in cui ci sia la necessità di fare chiarezza in modo semplice, immediato e fortemente esperienziale.

Qual’è dunque una delle ragioni per cui continuano a diffondersi per lo più attraverso il passa parola di consulenti, Hr Manager, professionisti di vari settori?

Ritengo che, anche in problematiche complesse, le Costellazioni portino alla luce ciò che è essenziale, riuniscano ciò che prima era separato e diviso, evidenzino le dinamiche sottese alle relazioni, e allo stesso tempo, attivino le risorse interiori adeguate affinché si giunga a una soluzione ottimale.

Qua di seguito il parere di Bert Hellinger:

Nelle relazioni riuscite, si tratta di dividere il posto con un’altra persona che farà altrettanto con noi. Noi dividiamo il nostro posto con gli altri e gli altri dividono il loro posto con noi. Pur cedendo un po’ del proprio posto, ciascuno acquisisce in compenso un po’  del posto dell’altro. Insieme occupano quindi un posto più grande. Nello spazio comune, il posto del singolo si espande.

Nelle nostre relazioni, perciò, è importante sia conquistare un posto, sia difenderlo, e al tempo stesso occupare insieme agli altri un posto più grande, difendere anche quello, per esempio i suoi confini che, trattandosi di uno spazio comune, si sono allargati, e una volta superati quei confini, entrare in relazione con gli altri, con loro e con il loro spazio comune.

Tutto ciò che vive, tutto ciò che alla fine condurrà al grande successo, tenta di espandere i propri confini. Sul piano delle relazioni umane, successo significa espandere i propri confini insieme agli altri. Condividendo uno spazio con molti, gli assicuriamo la massima protezione. In questo caso, infatti, non ne va solo della sopravvivenza del singolo, ma della vita e della sopravvivenza di molti; della vita piena e ricca del successo di molti.



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